Quercitina: tutto quel che c’è da sapere su questo prezioso flavonoide divenuto improvvisamente famoso per lo studio sul Coronavirus.

La quercitina è un flavonoide, ovvero un antiossidante molto potente che vanta diverse proprietà tra le quali spiccano quelle antinfiammatorie, antinfluenzali e antitumorali. Da tempo impiegata per le sue tante proprietà benefiche, la quercitina è anche in grado di alleviare diverse allergie e di aiutare nella lotta ai disturbi metabolici.

Presente in molti integratori alimentari, viene solitamente estratta dalla Shopora Japonica, una pianta che ne contiene in elevate quantità. Alte al punto da non dover essere necessariamente inserita tra gli ingredienti.

In che alimenti si trova la quercitina

Qualora si decidesse di volerla assumere in modo naturale e quindi senza l’ausilio di integratori, è utile sapere che la quercitina è presente sia nella frutta che nella verdura. Gli alimenti che ne contengono in maggiori quantità sono:

frutta e verdura
frutta e verdura

– Mele (in particolare nella buccia)
– Agrumi
– Uva
– Frutti rossi
– Cipolle rosse
– Radicchio
– Broccoli
– Capperi
– Olive
– Cacao
– Olio extra vergine d’oliva
– Tè verde
– Iperico

In genere viene stimato come quantitativo utile quello di 500 mg, dose che è possibile ottenere attraverso l’uso di integratori a base di quercitina. Attraverso la normale alimentazione occidentale, infatti, sembra che se ne assumano circa 30 mg al giorno. Detto ciò, è bene ricordare che come ogni integratore anche la quercitina può avere delle controindicazioni.

Un’assunzione eccessiva può infatti essere pesante per i reni e dare anche degli effetti collaterali in soggetti con patologie legate al sangue. Per questo motivo, prima di assumerla è importante consultare il proprio medico curante e valutare la propria situazione.

Quercitina e Coronavirus: lo studio

Negli ultimi giorni la quercitina è diventata particolarmente nota per via di uno studio che l’ha indicata come una speranza nella lotta contro il Coronavirus.

Si tratta nello specifico di uno studio internazionale a cui ha partecipato anche il Cnr e che avrebbe rivelato che questa sostanza fungerebbe da inibitore del Sars-Cov-2. Il tutto avverrebbe attraverso un’azione destabilizzante sulla 3CLpro, ovvero una delle proteine indispensabili per la replicazione del patogeno. Lo studio, per chi volesse approfondire l’argomento, è stato pubblicato su International Journal of Biological Macromolecules.


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