L’olio di cocco fa bene o fa male? Facciamo chiarezza

L’olio di cocco potrebbe non essere miracoloso come si pensa. Vediamo quali sono i benefici e quali le controindicazioni da non sottovalutare.

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L’olio di cocco è da sempre lodato per le sue numerose proprietà, sia per l’uso cosmetico che alimentare. Star come Miranda Kerr hanno più volte dichiarato di usarlo per pelle e capelli, come idratante, come struccante e balsamo, con risultati ottimi.

Recenti studi, però, hanno dimostrato che quest’olio vegetale non è poi così miracoloso e anzi in alcuni casi può addirittura diventare dannoso. Insomma, l’olio di cocco fa bene o fa male? Scopriamolo!

L’olio di cocco fa male alla pelle?

L’olio di cocco viene spesso proposto sia come idratante naturale, sia come struccante. In effetti, scioglie il trucco alla perfezione e rende la pelle molto morbida senza (apparentemente) ungere troppo, ma in realtà non va bene per tutti i tipi di pelli.

Olio di cocco

Su pelli grasse, miste e acneiche, infatti, risulterebbe comedogenico, ovvero provocherebbe punti neri e brufoli, come ha spiegato la dermatologa Stefanie Williams in un video su YouTube. Non solo: anche le pelli molto secche e mature non dovrebbero usarlo, perché non ha le proprietà umettanti di cui necessitano, cioè non trattiene l’acqua negli strati più profondi della pelle.

Olio di cocco sui capelli: fa bene o fa male?

L’olio di cocco contiene acido laurico, che aiuta a ridurre la perdita proteinica dei capelli. Ciò significa che può aiutare a renderli più forti, lucidi, resistenti e lisci.

Va però usato con moderazione, soprattutto sui capelli molto crespi e ricci, perché può provocare un accumulo di proteine, che li renderebbe poco elastici e opachi.

Olio di cocco alimentare: le controindicazioni

Sappiamo ormai tutti molto bene che l’olio di palma andrebbe evitato, perché ricco di grassi saturi, responsabili dell’aumento del colesterolo LDL.

Per molto tempo quello di cocco è stato proposto come alternativa più salutare, ma le cose non stanno proprio così: uno recente studio dell’American Heart Association ha evidenziato che anche quest’olio ha un elevato contenuto di grassi saturi e che, anzi, è uno degli oli, sia vegetali che animali, con la concentrazione più alta. Insomma, in ogni campo, meglio usarlo con parsimonia!