Uno studio condotto dal GVN, il Global Virus Network, avrebbe individuato una correlazione tra temperatura e velocità di diffusione del coronavirus: andiamo a scoprirla.

Esiste una relazione tra la temperatura e la velocità con cui si diffonde il coronavirus? La risposta ci arriva dal GVN, il Global Virus Network. La prestigiosa coalizione internazionale avrebbe condotto uno studio basato sull’osservazione della velocità di diffusione del COVID-19, in relazione al clima di un determinato luogo.

Lo studio ci ha dato una risposta: la temperatura incide sulla propagazione del coronavirus. Come? Andiamo a scoprirlo.

Coronavirus, il clima incide?

Lo studio condotto dal Global Virus Network (GVN) nasce dall’osservazione che nei paesi caldi il virus sembrerebbe avanzare più lentamente rispetto che in altri paesi.

Coronavirus
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Infatti, attraverso l’analisi delle statistiche, è possibile stabilire che il coronavirus sembrerebbe diffondersi in modo diverso in base alla temperatura. In particolare, si sarebbe diffuso con maggiore insistenza nelle zone dai climi più freddi o temperati, dove la temperatura media è compresa tra i 5 e gli 11 gradi della scala Celsius.

Non a caso, il COVID-19, si è diffuso significativamente in Europa e negli Stati Uniti, senza tuttavia riuscire a colpire in modo effettivo i paesi più caldi del sud asiatico e dell’Africa. Ovviamente, il virus ha raggiunto anche queste zone, ma la diffusione sembrerebbe più lenta e la quantità di focolai significativi minore.

Coronavirus e influenza stagionale: il clima freddo aiuta la diffusione

Al pari dell’influenza stagionale, l’operato del coronavirus parrebbe influenzato notevolmente dalla temperatura. Entrambi si diffonderebbero più facilmente nei climi più freddi. La speranza è che, con l’arrivo della primavera e poi dell’estate, l’emergenza possa lentamente rientrare fino a scomparire del tutto.

Tuttavia, il fatto che il virus tenda a espandersi più facilmente nelle zone più fredde, non significa necessariamente che con l’arrivo del caldo vada a scomparire. Potrebbe però rallentare la sua diffusione, aiutando i medici a curare al meglio i pazienti e concedendo più tempo agli scienziati nella ricerca di un possibile vaccino.

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ultimo aggiornamento: 09-04-2020


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