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La sindrome di Medea, come suggerisce il nome, fa riferimento alla tragedia greca di Euripide. Questa narra l’uccisione dei figli per mano della stessa madre, ovvero Medea, come vendetta nei confronti del padre, ovvero Giasone. Ad oggi, visto il numero degli infanticidi, questo fenomeno è piuttosto diffuso. Vediamo quali sono le cause e, soprattutto, i campanelli d’allarme a cui prestare attenzione.
Medea, figlia della maga Circe, era follemente innamorata di Giasone, tanto che arriva ad uccidere suo fratello per consentire allo spasimante di entrare in possesso del vello d’oro. Quando, però, Giasone si innamora di un’altra donna e annuncia di volerla sposare, Medea perde la testa e uccide l’amante del marito. Non contenta della sua vendetta, decide di uccidere anche i propri figli, in modo da interrompere la discendenza di Giasone.
Il complesso di Medea, termine utilizzato per la prima volta alla fine degli anni Ottanta dallo psicologo Jacobs, indica proprio omicidi di questo tipo. Non si riferisce solo alla madre che uccide i propri figli, ma anche ai tentativi da parte della mamma di distruggere i rapporti dei figli con il padre. In questo ultimo caso, l’uccisione non è fisica, ma psicologica ed emotiva.
Generalmente, la donna che sviluppa questo disturbo vive la separazione dal partner in modo burrascoso. Non la accetta e non vuole che nessun altra donna possa prendere il suo posto, né nel cuore del marito e né tantomeno in quello dei figli. Agli occhi degli altri, quindi, dovrebbero arrivare segnali piuttosto chiari: aggressività, impulsività, disturbi della personalità, depressione e tendenze al suicidio.
Pertanto, la sindrome di Medea presenta sintomi chiari. A quelli elencati sopra, si devono aggiungere anche tratti caratteriali piuttosto manipolatori. Questo disturbo psicologico colpisce soprattutto le donne perché, in caso di separazione, sono loro che ottengono la custodia dei figli. In ogni modo, in rari casi, lo sviluppano anche gli uomini. In presenza di separazioni conflittuali e di chiari sintomi di alienazione genitoriale, quanti vivono vicino alla coppia devono allertare un terapeuta, in modo da non dover assistere ad una vera e propria tragedia.
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