carenza vitamina D
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Nel caso della vitamina D, invece si parla di un pre-ormone, elemento sintetizzato dai raggi solari e dall’esposizione a questi da parte degli individui, pertanto in condizioni di normale assorbimento solare non serve integrarla nella dieta quotidiana affinché non risulti carente. Solo una minima percentuale è garantita dall’alimentazione adeguata, il resto deriva da sintesi cutanea.
Svolge un ruolo di importanza cruciale per la vita umana regolando la presenza metabolica di calcio e fosforo. Si presenta in due versioni, D2 vegetale e D3, ovvero prodotta dal colesterolo. Viene attivata attraverso le reazioni enzimatiche di fegato e reni.
Diversamente da quanto si pensi generalmente, non va assunta in modalità fai da te con prodotti da banco non suggeriti espressamente dal medico. Non è detto che un individuo ne sia carente. Va, infatti stabilito sottoponendosi ad un semplice esame ematico per verificarne i valori. Se bassi, allora può essere integrata curando di più l’alimentazione e usufruendo di integratori che si possono trovare su ellefarma.com e che, in media, vengono consigliati a quelle categorie ritenute più deboli: anziani, obesi, persone di pelle scura il cui colore cutaneo assorbe meno i raggi UV o afflitte da patologie dermatologiche, donne incinta.
I valori ottimali della vitamina D si attestano tra i 30 e i 100 ng/ml. Se superiori al massimo valore – cosa piuttosto rara e che può derivare da un uso spropositato di integratori – significa che c’è un eccesso di produzione e si può rischiare l’intossicazione.
La vitamina D è essenziale per il buon mantenimento delle funzioni scheletriche organiche: elasticità, struttura, resistenza ossea.
Una sua eventuale carenza può comportare problemi gravi e persistenti, negli adulti e nei bambini. In questi ultimi può determinare forme di rachitismo e, negli adulti di osteomalacia. Il rachitismo è una condizione pericolosa perché interessa bambini in fase di sviluppo minandone la crescita potenzialmente compromessa o alterata da deformità scheletriche, soprattutto a livello articolare. Nei Paesi più poveri il rachitismo è un fenomeno pericolosamente diffuso.
Negli ultimi anni l’interesse medico-scientifico verso l’importanza della vitamina D è cresciuto notevolmente e, di conseguenza anche gli studi in merito. I primi riscontri, ancora in fase di valutazione, stabiliscono che la vitamina D, oltre ad influenzare la salute dello scheletro umano, sia implicata in molti aspetti relativi alle funzioni extra scheletriche, ad esempio quelle del sistema nervoso centrale, cardiovascolare, immunitario, crescita cellulare.
Sembra ci siano anche correlazioni tra la sua mancanza e alcuni disturbi ansiogeni. Vitamina D bassa e ansia rappresentano un binomio che gli studiosi affrontano dal 2013 e che ha preso in considerazione un campione di persone già affette da ansia e depressione determinando che quelle con quantità insufficienti di vitamina D possano risultare più soggette a certe malattie. Questo confermerebbe l’importanza di tale vitamina anche sull’umore e sull’equilibrio.
La fonte principale della produzione della vitamina D non è l’alimentazione, bensì i raggi solari Uvb che, in maniera naturale, stimolano la formazione della molecola. Non solo sole, ma sole in determinate fasce orarie e stagioni, ad esempio a queste latitudini ci si può esporre da marzo a novembre per almeno 15 minuti 3 volte a settimana. Negli altri mesi, si deve dare una mano al corpo. Naturalmente, l’effetto che la vitamina ha sull’organismo varia molto a seconda di età, colore della pelle, salute, uso di prodotti solari, etc.
Laddove, invece, l’esposizione solare sia limitata arrivano in soccorso determinati integratori e cibi quali: salmone, sgombro, tuorlo d’uovo, crusca, tonno, trota, sogliola, dentice, olio di fegato di merluzzo, fegato di manzo, burro.
Inutile fronteggiare un problema che non c’è, quindi se, da una verifica medica, la vitamina D risulta adeguata non deve essere assunta in altre forme. In questo caso non serve a scopo preventivo. Una presenza eccessiva di questa molecola può provocare problemi di salute.
Da un test fisioterapico effettuato su un gruppo di sportivi per determinare grado di equilibrio corporeo, rischio di caduta, postura, deambulazione riabilitativa, è stato stabilito che i volontari con valori sovrastimati di vitamina D, evidenziata da esami del sangue, riscontrassero una certa debolezza rispetto al passato nel movimentare le articolazioni delle ginocchia.
Negli ultimi anni il consumo italiano di vitamina D è passato da 24 milioni a 208 milioni di euro e tale consumo, almeno in parte, sembra ingiustificato rispetto a reali ragioni di salute.
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