glutammato
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Quando si ha a che fare con il glutammato, si deve pensare ad un additivo che nell’industria alimentare, così come in cucina, viene usato come insaporitore. Se invece ci si chiede cos’è il glutammato, da un punto di vista tecnico, questo è il sale dell’acido glutammico che altro non è che un aminoacido tra i tanti che danno forma alle proteine e che è quindi presente in molti cibi proteici e fermentati. Ma perché la sua trasformazione in glutammato di sodio è considerata così nociva? Scopriamone di più.
Iniziamo con il dire che la nascita del glutammato come additivo in polvere si deve ad un chimico giapponese che dopo averlo ricavato dalle alghe ha brevettato un modo per produrlo a partire dal glutine del frumento.
Da questo ingrediente nasce anche il famoso termine umami che identifica quei cibi dal sapore rotondo.
Con il passare del tempo si è arrivati ad una realizzazione chimica dello stesso. Cosa che ha reso il tutto più naturale. Dove si trova il glutammato, quindi? Questo ingrediente è presente in tutti i prodotti che solitamente richiedono un sapore forte e sapido. Basti pensare alle patatine, ai dadi da brodo e a tanti prodotti industriali che devono il loro sapore proprio alla sua presenza.
Quanto al pensiero comune che il glutammato monosodico fa male, l’EFSA (autorità europea per la difesa degli alimenti) ha stabilito che in piccole concentrazioni questo ingrediente non è pericoloso.
E allora perché il glutammato è tossico? Si può dire che lo diventi solo se consumato spesso e ad alte concentrazioni. Inoltre possono esserci persone che sono particolarmente sensibili a questo ingrediente e che pertanto possono sviluppare reazioni avverse alla sua assunzione.
Detto ciò, non si tratta neppure di un alimento che fa bene e questo perché ricco di sale e solitamente utilizzato in alimenti che a prescindere dalla sua presenza sono comunque poco salubri.
Per chi segue un’alimentazione sana e a base di alimenti naturali, evitare il glutammato è spesso una vera e propria scelta di vita. Per farlo bisogna però prestare attenzione ai tanti nomi con i quali è inserito nei vari alimenti.
Oltre alla classica dicitura, lo si può infatti trovare come estratto del lievito, proteine idrolizzate, estratto di piante proteiche o con le sigle E620 e E625.
Andando ai cibi che ne sono spesso ricchi ricordiamo le patatine in busta, le salse da condimento, i noodles instantanei, le zuppe in scatola, il dado, il surimi, alcune spezie, le pizze surgelate e addirittura alcune bevande.
Prestare attenzione alle etichette si rivela quindi indispensabile per un’alimentazione attenta e sicura.
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