La balbuzie è un disturbo che rientra nella classificazione dei problemi del linguaggio e della comunicazione.

In particolare, è riconosciuto come disturbo della fluenza con esordio nell’età infantile. Cosa significa?

L’apparato fonatorio umano è costituito da organi che hanno funzione vitale, oltre che linguistica, e da tutte quelle strutture che permettono l’articolazione delle parole (lingua, labbra, mascella, laringe). Quando si parla fluenza si fa riferimento proprio all’articolazione stessa della parola, come risultato finale del processo di produzione dei suoni del linguaggio.

In presenza di balbuzie, la fluenza viene ostacolata da una contrazione involontaria e discontinua che interessa il sistema fonatorio. A causa di questo spasmo, l’espressione dei balbuzienti risulta “impacciata”, ovvero esitante e ricca di ripetizioni di suoni e sillabe, consonanti e vocali prolungate e pause all’interno di una stessa parola.

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Un altro elemento tipico della balbuzie è il coinvolgimento fisico che l’atto di pronunciare le parole richiede in chi ne soffre, sfociando in una tensione eccessiva che può manifestarsi anche con tic, tremori, pugni stretti. Questo fattore, insieme a tutti gli altri aspetti che posso causare disagio, può creare una situazione di stress con ripercussioni sociali anche seri, ovvero una vera e propria fobia che conduce il soggetto all’evitamento di tutte le situazioni sociali che potrebbero accentuare il disagio.

Le origini della balbuzie vanno rintracciate nell’infanzia

Il quadro sintomatologico del disturbo si manifesta chiaramente nel periodo più precoce dello sviluppo, nella maggior parte dei casi entro i 6 anni. La balbuzie può esordire all’improvviso o in modo insidioso e sulle sue cause ancora oggi si discute. Spesso si parla di fattore ereditario, dal momento che non di rado uno dei due genitori dei balbuzienti presenta la stessa predisposizione. Tuttavia, ciò non basta a spiegarne le origini.

Sull’esordio e sull’evoluzione della balbuzie, come anche su un eventuale recupero, entrano in gioco diversi fattori legati alla sfera emotiva, sentimentale e comportamentale. Ovviamente, la predisposizione genetica può essere un terreno favorevole all’insorgenza, sul quale vanno ad innestarsi anche determinate dinamiche ambientali (pressioni esterne, giudizi, comportamenti negativi) che giocano un ruolo fondamentale sulla percezione di sé e dunque sull’autostima.

Un circolo vizioso di ansia sociale e balbuzie

L’alterazione che interessa i balbuzienti è causa di ansia. Soprattutto, a seconda dell’esposizione sociale essa può variare la sua entità. Per esempio, parlare davanti ad un pubblico o presentarsi ad un colloquio di lavoro potrebbero amplificare il disturbo, andando a generare una spirale travolgente di ansia anticipatoria rispetto al presentarsi dell’alterazione stessa che andrà, nel momento dell’elocuzione, ad aggravarla maggiormente. Un episodio simile potrebbe produrre eccessiva frustrazione nel soggetto che, se reiterata nel tempo, si trasforma in logofobia e fuga da tutte le opportunità sociali.

I dati statistici ci dicono che nel 70% dei casi la balbuzie si risolve, nel restante 30% tende a perdurare in età adulta. Fortunatamente, diverse metodologie risultano valide, aiutando il balbuziente a vivere più serenamente, superando quegli elementi traumatici all’origine del blocco e della sua reiterazione e andando a gestire tutta quella parte emotiva connessa al timore del giudizio esterno.

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ultimo aggiornamento: 18-03-2022


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